Stroffolini!, Troise!
Anni 70. Stavo tranquillamente facendo non ricordo cosa, forse maneggiando transistor, nel laboratorio 2 , a via Tari. Si avvicina Geppino Troise e, cercando di aiutarmi, cercava di ficcare dei componenti nella piastra millefori con gesti ad altissima frequenza ad andamento caotico, Ad un certo punto mi dice: Gianfrà, cerca di aiutare questo qui, è bravo, ma da un pò di tempo non frequenta, preso come è da fatti musicali. Era Eugenio Bennato. Io pensai: chissà chi aiuta me! Ma accettai ed iniziammo io ed Eugenio (caso più unico che raro ad avere nome e cognome che significano la stessa cosa in lingue diverse) un cammino di studi assieme. Dopo laboratorio 2 affrontammo l'Everest, il Golgota, il superattico degli esami: istituzioni di fisica teorica, con Stroffolini. E questo al Padiglione 19, a Fuorigrotta. All'epoca era un esame fatto di tre step: elettrodinamica, relatività e meccanica quantistica. La preparazione durava quasi un anno intero ed era sempre incompleta per un comune mortale. Fu fatta in modo del tutto particolare, per me. Abbiamo studiato al Padiglione, a casa nostra, in aereo dove capitava. Si aggiunse a noi Leonardo Cerrito e prendemmo pure a studiare a casa sua, al Petraio(nella foto, io a casa di Leonardo). A parte l'aereo, le case erano luoghi
strani. La mia abbastanza normale, con mia madre genio del catering, ma da Eugenio le cose si facevano interessanti. C'era un ragazzo che, con la faccia rivolta al muro, suonava e cantava senza interruzioni, nella stessa stanza dove io ed Eugenio cercavamo di capire il vettore di Pointing. "Ma chi è?" dissi io. "E' mio fratello Eduardo, non lo pensare, è tornato da poco dalla Svizzera e fa solo questo" fece Eugenio con un'aria di profonda sopportazione. Pensai, solo per un momento a quanto fossero belle le cose che cantava, della serie "puortatell'a casa!" .
Arrivò il giorno dell'esame. Esame di gruppo. Io, Eugenio e Leonardo. Elettrodinamica. Inizio verso le 15. Alle 21 era finito, con Leonardo muto, silente, catatonico su Kircchoff. Stroffolini disse: "Vabbuò, secondo me ci vediamo domani mattina e continuiamo" Io ed Eugenio credo che ci ribellammo sommessamente e convincemmo Stroffolini a chiuderlo li. Si intuiva che leonardo era il meno preparato e non poteva coinvolgerci nel prosieguo della tortura.
Ed infatti Relatività lo demmo solo io ed Eugenio. Fu un esame, secondo me, più vicino ad una piece teatrale che ad una cosa accademica. Io e lui incastravamo le frasi, le parole, gli argomenti. Stroffolini, come agli incontri di tennis, guardava me ed Eugenio, desta, sinistra, pallonetto, smash, con quei suoi occhi un tantino strani. Ad un tratto, Stroffolini, pur di intervenire, aprì il cassetto della sua scrivania e cacciò una cosa.
"Io tengo questo", disse.
Era un sigaro cubano, il più grande che avessi mai visto, simile ad un salame napoletano.
"Continuate, prego"
Allibiti, Io ed Eugenio continuammo la nostra esibizione
Stroffolini!